La Buona ( o cattiva) scuola
Ebbene sì
… ho compilato il questionario della Buona scuola di Renzi … sono riuscita nell’impresa dopo vari tentativi perché sul computer di casa (obsoleto) il questionario non si apriva.
Ma, essendo dotata di Internet sul cellulare, inforcati gli occhiali, posizionata a dovere una potente lente di ingrandimento finalmente … ce l’ho fatta!!!
Ho compilato diligentemente il questionario ed al termine mi sono chiesta: ma veramente, riordinando tutte le risposte date, emerge il quadro di una “buona” scuola? E quando la scuola merita l’appellativo di BUONA? Consideriamo, ad esempio, il primo capitolo, relativo al piano di assunzione di quasi 150.000 docenti.
Con le risposte che ho dato, i docenti che saranno assunti dovrebbero essere utilizzati, oltre che per le supplenze e per la copertura delle cattedre vacanti, per l’organizzazione di attività extra-curriculari e per sostenere gli studenti (quelli in difficoltà con attività di recupero formativo, quelli eccellenti attraverso corsi avanzati).
Gli insegnanti del futuro dovrebbero essere formati seguendo un percorso che preveda:
- soprattutto per gli insegnanti della scuola  primaria, il rafforzamento di discipline di base come grammatica, lingua italiana e matematica;
- insegnamenti di didattica innovativa che includano le lingue e le tecnologie informatiche;
- un percorso di abilitazione post-universitaria, ridotto nella durata se nel piano di studi del corso di laurea generica sono stati inseriti insegnamenti opzionali di pedagogia e didattica.
 Il concorso per l'ingresso nella scuola dovrebbe premiare:
  • i titoli di studio
  • l'esperienza didattica maturata
  • la competenza disciplinare specifica
  • le ricerche e le pubblicazioni
  • la capacità di trasmettere le conoscenze e di stimolare l’interesse della classe.
Questo è quanto richiedeva il questionario.
Ma … assumere 150.000 docenti (di cui alcuni, pare,non abbiano mai insegnato!!) si tradurrà effettivamente in un miglioramento della qualità della scuola?
Risolvere il problema delle sostituzioni sarebbe effettivamente una “buona” cosa ma, per migliorare e ampliare l’offerta formativa mediante la realizzazione di attività extra-curricolari e di percorsi avanzati per gli studenti “eccellenti” e di recupero per gli allievi in difficoltà, saranno sufficienti le risorse?
Le intenzioni sono BUONE ma i risultati potrebbero essere CATTIVI: penso alle aspettative che noi operatori scolastici tanti (troppi) anni fa abbiano nutrito nei confronti del cosiddetto organico funzionale che, concepito come un importante sostegno alla progettualità delle scuole, nei fatti si è tradotto in un organico…disfunzionale mirante semplicemente a contenere i costi!!
Prendendo poi in considerazione altri punti, ad esempio per quanto riguarda la valutazione della scuola ho risposto sostenendo che il miglioramento di una scuola dovrebbe essere giudicato:
1. dalla capacità di ridurre la dispersione scolastica (con quali risorse professionali? Con la stabilizzazione dei precari che, presumibilmente, saranno prevalentemente occupati nelle sostituzioni dei docenti assenti e nella copertura delle cattedre vacanti?)
2. dallo sviluppo dell’autonomia organizzativa e gestionale (come realizzarla in presenza di fondi statali pressoché inesistenti? Come attuarla se ormai l’attività amministrativa della scuola è, a mio parere, sempre più “burocratizzata” e intasata da mille adempimenti che ostacolano anziché facilitare l’attività didattica della scuola?)
3. dalla percezione della scuola da parte di studenti, genitori e personale tecnico amministrativo
Non parliamo, poi, della valutazione e della retribuzione dei docenti.
Il modello proposto prevede che il docente percepisca uno stipendio-base, cui vanno aggiunti specifici scatti di competenza triennali legati a impegno e qualità, che potranno essere assegnati solo al 66% massimo dei docenti di una scuola; sarà poi possibile ottenere la retribuzione per la prestazione di ore aggiuntive di attività (Fondo di Istituto). La percentuale del 66% risulta arbitraria e connessa solo a logiche di “capienza” economica.
Che cosa succederà se, in un collegio dei docenti, i meritevoli saranno il 90%?
E se in un altro i meritevoli saranno solo il 40%?
Si rischia di adottare un modello in cui l'impegno sarà fortemente subordinato all'aspetto economico e la mobilità docente legata solo a parametri economici.
Tralasciamo il discorso della retribuzione del DS la quale rischia di essere fortemente influenzata dal Report di autovalutazione e dal Piano di miglioramento, ipotesi già ventilata più di dieci anni fa quando sembrava che la retribuzione del Dirigente dovesse essere direttamente proporzionale agli esiti delle Prove Invalsi. Allora, ero a Rocchetta Tanaro (bei tempi!) e mi ricordo di avere immediatamente trovato una soluzione (scherzando, ovviamente…): avrei fatto eseguire le prove agli insegnanti (non esistevano ancora gli “osservatori”..!!). È una soluzione che, nella nebbia alessandrina, non potrei, comunque, adottare visto che, in alcuni casi, “l'allievo supera… il maestro "!!
Buone (e non cattive!) feste a tutti
M.T.M