Ad Alfredo Gatti per il suo pensionamento



                                                                                                             (foto di Milena Di Vicino)

«Ah, Gatti, ci hai sempre fatto ridere, oggi ci hai fatto piangere! Com'è questa storia?» ha commentato la collega Stefania Marcelli quando, l'ultimo giorno di scuola, eravamo tutti visibilmente commossi, dopo che i ragazzi ti avevano dedicato la canzone "Quarantaquattro gatti", con un testo appositamente modificato per te.

In questa frase è sintetizzato lo spirito del tuo insegnamento e del tuo rapporto con i colleghi: spesso ci chiamavi per raccontarci barzellette e motti di spirito, ai quali ridevamo di gusto. Non so se corrisponda a verità o leggenda, ma, in altre scuole in cui hai lavorato, si raccontava di un quaderno in cui annotavi battute e freddure e che aggiornavi periodicamente.

Memorabili gli avvisi dettati in classe: arrivavi con il foglio in mano, inforcavi i tuoi occhiali colorati e iniziavi a modificare o storpiare o addirittura aggiungere alcune parole; ovviamente qualche allievo immancabilmente "ci cascava" e si sentiva improvvisamente "Ah, ma non era da scrivere?" o "Non si scrive così? Non ho capito".

Una situazione molto simile si verificava quando dettavi agli allievi le biografie dei grandi musicisti. Un esempio per tutti: per indicare la professione del padre di Verdi, che era oste, utilizzavi il termine più raro e popolare di "trattore", provocando le risate dei ragazzi.

A volte, a chi entrava in aula dopo di te, capitava di vedere la lavagna piena di strane creature fantastiche, nate dalla tua fervida immaginazione: il dromaca (dromedario + lumaca), il giuzzo (giraffa + struzzo), il papello (papero + cammello), la squaluga (squalo + lattuga), la ponola (pony + pistola) e l'elefetta (elefante + bicicletta).

 



(foto di Anna Ferrero)

È difficile raccontare 25 anni di insegnamento a Portacomaro e 43 totali: anni in cui ti sei prodigato in diverse mansioni: docente, referente, interlocutore con le autorità paesane e con i genitori, selezionatore di basi musicali per gli spettacoli messi in scena all'anfiteatro del CMEF di Cap d'Ail, persino attore, quando ti sei calato nei panni di un personaggio storico locale, Roggero Giuseppe detto "Pinin", imitandone l'andatura claudicante, per un lavoro scolastico.

Sono stati anni in cui hai visto prima crescere i tuoi allievi a scuola e poi al di fuori, incontrandoli per le vie del paese o altrove già uomini e donne e ritrovando qualcuno di loro anche come colleghi (ad esempio, Margherita Roberto). Uno dei tuoi alunni di seconda mi ha detto: «Il professor Gatti ogni giorno che entra in classe mi chiama "Paoletta" oppure "Topolona panteganuccia" e io rido sempre. È il professore perfetto».

Grazie per le risate insieme, per gli sguardi ironici, per il buonumore che sapevi creare, per le ciliegie che ci portavi in primavera, dato che una tua grande passione, a cui ora potrai dedicarti, è la campagna!

Ti auguriamo un felice "secondo tempo"!

Con affetto,

i tuoi colleghi