Contributo dei nostri allievi alla Sagra portacomarese dei Caritin

Lunedì 24 aprile, i ragazzi della I B, insieme alla professoressa Laura Durando, si sono recati a dare una mano per la preparazione dei “Caritin”, ossia dolcetti da mettere all’asta la domenica seguente, in occasione della quarantottesima sagra omonima.

L’origine dei “Caritin” si perde nei secoli passati, ma è certo che ogni famiglia del paese cucinasse questo dolce semplice con ingredienti prodotti nel territorio. La ricetta è stata tramandata oralmente di donna in donna. L’unica attestazione scritta pare essere quella riportata nel “Libro contabile dei Batì” del 1850.

Con qualche variante dalla ricetta ottocentesca, oggi gli ingredienti, per chi volesse cimentarsi anche a casa nella produzione artigianale dei caritin, sono: 1 chilo di farina, 3 etti di fecola di patate, 5 etti di zucchero, 4 etti di burro, 4 uova intere, 8 tuorli, 2 bustine di vaniglia, 2 bustine di lievito, un pizzico di sale e poi l’aggiunta di una buccia di limone grattugiata o due belle manciate di nocciole tritate.

I Batì, un tempo, impastavano le Carità nella Chiesa della Santissima Annunziata, le decoravano con confetti, pasta al cioccolato, nocciole e disegni e le portavano a cuocere nel forno del paese; addobbate poi con carta colorata e poste in cima a lunghi bastoni, venivano messe all’incanto 15 giorni dopo Pasqua.

Per invogliare la gente all’acquisto, i Batì distribuivano ai presenti delle piccole carità. Pagnottelle un po’ schiacciate chiamate “stringon”, termine generico per indicare un grosso boccone; nel secolo scorso, lo “stringon” divenne “caritin”, ossia piccola carità.

 

A.      F. (notizie desunte da un foglio informativo distribuito in paese)