Scuola Secondaria di Portacomaro "Parini"

Incontro con il dottor Secondino Brondolo: la conquista della Luna e la Stazione Spaziale Internazionale

In data 21/4/15 è stato organizzato dalle insegnanti Cancellieri, Ferraro e Brondolo un incontro dedicato alle classi terze di approfondimento tecnico scientifico sulle esplorazioni spaziali.
Il dott. Brondolo Secondino, ex dirigente di Thales Alenia Areospace, ha raccontato ai ragazzi le fasi storiche e tecnologiche che hanno portato alla conquista della Luna.
Successivamente l'attenzione si è spostata al presente: l'ISS, la Stazione Spaziale Internazionale , il laboratorio internazionale che sta permettendo di effettuare test e studi in assenza di gravità utili in molti campi, specie quelli medico e biomedico. L'ISS rappresenta un orgoglio anche per il nostro territorio dal momento che molti moduli e nodi sono stati realizzati a Torino dalla Thales Alenia Space.
Grande interesse hanno suscitato il racconto della vita quotidiana degli astronauti a bordo dell'ISS e la visione di filmati di missioni passate e presenti. I ragazzi hanno potuto toccare con mano i cibi liofilizzati preparati per gli astronauti in orbita e molti modellini di parti dell'ISS e di lanciatori internazionali.
L'ultima fase del dibattito ha interessato le prospettive future: l'obiettivo di raggiungere Marte e la  realizzazione sul suolo lunare di una base intermedia per raggiungere il pianeta rosso.
Al termine della lezione il Dott. Brondolo ha omaggiato la scuola  di un gagliardetto realizzato nel 2008 dall'artista astigiana Piera Adorno per la missione Columbus  e che ha effettivamente volato a bordo del modulo logistico realizzato a Torino.

Silvia Brondolo

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Ricette per il concorso Parmalat

Come vi avevamo già accennato nell'articolo inerente alla gita a Parma, le professoresse Michela Cancellieri e Silvia Brondolo, con la supervisione della professoressa Rosaria Caviglia, che dispensava consigli e suggerimenti per la presentazione fotografica, per qualche settimana hanno trasformato le loro cucine in un laboratorio di cucina di alto livello per elaborare ricette che potessero soddisfare il professor Strampalat e per partecipare al concorso indetto dalla Parmalat "L'Italia in tavola".
Purtroppo il palato del professor Strampalat non ha considerato, come si sarebbero meritati, questi piatti.
Noi colleghi, che abbiamo apprezzato già in passato, perché deliziati da torte e dolcetti prodotti dalle sapienti mani delle docenti, il valore anche in ambito culinario di Michela e Silvia, non potevamo non pubblicare le ricette presentate, certi del fatto che incontreranno i vostri gusti.

Dolce Gobbo alla nocciola
con robiola di Cocconato e cioccolato  (ricetta e foto della professoressa Michela Cancellieri)
La nostra ricetta è una rivisitazione di un piatto della tradizione piemontese. I protagonisti sono la nocciola Piemonte, la robiola di Cocconato e il cioccolato avvolti in un “gobbo” astigiano. La particolarità sta nel fatto che l’agnolotto non è preparato secondo la ricetta originale ma con un impasto di farina e nocciole ripieno di robiola e scaglie di cioccolato, accompagnato da croccante di nocciole e una delicata salsa alla vaniglia.
Prodotti tipici
L’agnolotto gobbo astigiano era diffuso già nel dopoguerra, le trattorie arruolavano le don-ne del paese o del quartiere che ne avevano la possibilità e la capacità per fare le centi-naia di dozzine necessarie, costava tempo e denaro, ma gli agnolotti che offrivano la do-menica ai loro clienti erano tutti “gobbi”.
Oggi il "Gobbo" è una De.CO. ha un suo disciplinare depositato presso il Comune di Asti e 25 ristoratori si sono impegnati formalmente ad avere sempre nei propri menù l'Agnolotto Gobbo di Asti De.CO.
C’è chi sostiene che la prima carne usata nel ripieno sia stata quella di agnello, da cui agnellotto e poi agnolotto; altri sostengono che la forma primitiva fosse tondeggiante come un anello, da cui anellotto, agnellotto, agnolotto. Il Vialardi, alla fine del 1700, cuoco e pa-sticciere di casa Savoia, li chiama agnellotti.
La robiola di Cocconato prende il nome dal Comune omonimo in provincia di Asti, molto apprezzata per la sua cremosità e delicatezza di sapore, persino il poeta Nino Costa le dedicò alcuni versi in piemontese
La nocciola Piemonte I.G.P.: la Tonda Gentile Trilobata, varietà di nocciolo coltivata in Piemonte, la cui produzione è concentrata nelle province di Cuneo, Asti e Alessandria, tra le colline delle Langhe, del Roero e del Monferrato.
Ingredienti per 6 persone
Per l’agnolotto
200 gr farina 0
2 uova
100 gr di farina di nocciole
1 cucchiaio d’olio
1pz di sale
Per il ripieno:
150 gr robiola di Cocconato
3 cucchiai di latte fresco
50 gr di cioccolato fondente
25 gr di zucchero a velo
Per la salsa alla vaniglia:
250 ml latte fresco intero
4 tuorli di uova
1 stecca di vaniglia
100 gr di zucchero
Croccante alla nocciola
100 gr di nocciole
100 gr di zucchero
3 cucchiai d’acqua
Tempi
Preparazione agnolotti 30 minuti, 20 minuti di cottura, 20 minuti per salsa vaniglia, 10 mi-nuti per croccante.
Preparazione
Preparazione della pasta: disporre la farina a fontana versare le uova, un pizzico di sale l’olio e impastare fino a ottenere una massa elastica. Tirare la pasta a sfoglia sottile e, ini-ziando dall’alto lasciando un bordo di alcuni centimetri, disporre il ripieno, ripiegare sul ri-pieno la sfoglia e, premendo con le dita, sigillare bene i bordi. Ritagliare con la rotellina dando agli agnolotti una forma quadrata.
Preparazione del ripieno: mettere in una ciotola la robiola, lo zucchero, il latte e mischiare tutto. Tritare il cioccolato fondente e aggiungere alla robiola, amalgamare il tutto e farcire ogni agnolotto con circa 25 gr di ripieno.
Preparazione della salsa: scaldare il latte e mettere in infusione una bacca di vaniglia poi filtrare il composto. Lavorare i tuorli con lo zucchero, diluire con il latte e cuocere a ba-gnomaria mescolando fino a quando la salsa aderirà al cucchiaio.
Preparazione croccante: sciogliere lo zucchero con l’acqua, aggiungere le nocciole e me-scolare fino a colore ambrato.
Una volta pronti si fanno sbollentare gli agnolotti per cinque minuti e, spennellati con un rosso d’uovo, terminare la cottura in forno a 180° per quindici minuti.
Servire accompagnando con abbondante salsa alla vaniglia e croccante.



Spiedotto-risotto-robiolotto (ricetta e foto della professoressa Silvia Brondolo)

Prodotto tipico

La Robiola DOP di Roccaverano è un formaggio da tavola a pasta fresca che può essere consumato fresco o leggermente maturo.
Le origini della robiola risalgono al periodo Celtico-Ligure . Il suo nome latino “robium” descrive il colore rossiccio della parte esterna delle formaggette stagionate.
Prodotta solo in alcuni Comuni della Provincia di Asti e di Alessandria, è l'unico formaggio DOP italiano che può essere prodotto: esclusivamente con latte caprino, con latte caprino e vaccino, con latte caprino e ovino, deve comunque essere sempre presente almeno il 50% di latte di capra. L'alimentazione base delle vacche, capre e pecore deve essere costituita da foraggi verdi o conservati, è vietato l’uso di mangimi OGM.
La produzione avviene principalmente in primavera e verso la fine dell’autunno.

Descrizione ricetta

La robiola scelta per la ricetta è stagionata perché il sapore piccante e muschiato esalta il piatto. Alla robiola fritta viene aggiunta la torta verde di riso, tipico prodotto contadino fatto con erbe primaverili di campo.
Tradizionalmente la torta verde veniva preparata per essere consumata a Pasqua e Pasquetta.
Si conserva per diversi giorni ed è facile da trasportare in una pirofila. La torta si può mangiare calda oppure a temperatura ambiente.

  Ingredienti per 6 persone
Per la torta di riso
4 etti di riso arborio o vialone nano
4 etti di verdure bollite miste (spinaci, coste, boraggine, erbette, tarassaco, papavero)
4 uova
1 bicchiere di latte
½ cipolla
prezzemolo
rosmarino
4 etti di pangrattato
sale grosso e fino
1 etto di prosciutto cotto
olio
30 gr di lardo (o burro)
4 cucchiai di parmigiano grattugiato
olio extravergine di oliva per il soffritto
15 gr di burro

Per la robiola fritta:
1 robiola di Roccaverano stagionata
2 uova
100 g di farina
150 g di pangrattato
olio extravergine di oliva q.b.

Per la salsa di robiola:
1 robiola di Roccaverano stagionata
25 ml latte

 Tempi
Preparazione torta 40 minuti + cottura torta ½ h + raffreddamento 1 h + frittura robiola 10 minuti

Preparazione

Preparazione della torta:
Mondare e far bollire le verdure miste mettendo in prevalenza coste e spinaci. Scolare, strizzare e tritare.
Mettere in un tegame assieme all’olio e al lardo fuso (in alternativa al lardo mettere il burro) la cipolla, il prezzemolo e il rosmarino tritati. Aggiungere le verdure tritate.
Mettere nel tegame il riso e far insaporire. Aggiungere il latte e farlo assorbire, aggiungere acqua calda salata e procedere con la cottura del risotto.
Fermare la cottura cinque minuti prima del tempo previsto in modo da avere i chicchi di riso non morbidi.
Fuori dal fuoco aggiungere le uova, il prosciutto tritato ed il parmigiano, mescolando bene.
Ungere una teglia e cospargerla di pangrattato. Versare il risotto nella teglia e livellarla. Cospargere la superficie di abbondante pangrattato e fiocchi di burro.
Cuocere in forno a 150° per ½ ora.
Estrarre dal forno e lasciare intiepidire a temperatura ambiente, tagliare a cubetti.
Preparazione della robiola fritta:
Togliere la parte esterna della robiola, tagliarla a cubetti, infarinarla, passarla nelle uova sbattute e poi nel pangrattato. Tuffare i cubetti in olio caldo e far dorare. Scolare e mettere su un foglio di carta assorbente.
Preparazione della salsa ed preparazione del piatto:
Togliere la parte esterna della seconda robiola, tagliarla a pezzetti e far sciogliere in un pentolino aggiungendo il latte.
Versare a specchio la salsa di robiola su un piatto e posizionare uno spiedino realizzato alterando cubetti di robiola fritta e cubetti di torta di riso.


Il matrimonio del latte con la Cugnà (ricetta e foto della professoressa Silvia Brondolo)

Prodotto tipico

L’elemento caratterizzante di questa ricetta è la cugnà, una composta dolce e nello stesso tempo acidula prodotta partendo dal mosto d’uva, tradizionalmente abbinata alla polenta o ai formaggi.

La cugnà, detta anche mostarda, un po' salsa ed un po' marmellata, è un tipico prodotto della tradizione povera e contadina astigiana.

In tempi in cui non esistevano frigoriferi né tanto meno congelatori, c'era l'esigenza di conservare la frutta che abbonda alla fine dell’estate per consumarla durante il lungo e rigido inverno. Con i grappoli lasciati indietro dalla vendemmia, che costituivano la base del mosto, finivano in pentola tutti i frutti che la cascina dava in poca quantità per essere venduti.

Il nome deriva dalla frase piemontese “Quel c'un ha” e indica proprio la specificità della preparazione. Nel ricercare la ricetta tradizionale ci si rende conto che non esiste una sola ricetta, ma ogni famiglia ne aveva una.

Terminata la vendemmia, una sola volta all’anno veniva preparata la cugnà.

Per ore e ore, mele, pere, fichi, zucche e una manciata di frutta secca immersi nel mosto, prevalentemente di Barbera o Moscato, cuocevano nel paiolo, incastrato nella pancia della stufa a chitarra per un tempo variabile tra le 12 e le 18 ore. Bisognava mescolare e mescolare sempre e fare in modo che la mistura si addensasse, pur senza alcun apporto di zucchero, merce rara per la gente delle nostre campagne.

Alla fine, si otteneva una marmellata collosa e scura, dal retrogusto acidulo, che si accompagnava in special modo alla polenta, offrendo zuccheri e proteine e poteva essere conservata molto a lungo senza difficoltà.

La preparazione ormai poco diffusa a livello famigliare è stata negli ultimi anni riscoperta grazie alla maggiore attenzione che viene prestata alle nostre tradizioni culinarie.

La variante che intendiamo proporre è prodotta con mosto d’uva Moscato, mele renette, mele cotogne, pere, noci, nocciole e zucca.

La cugnà, preparata dalle nonne secondo la ricetta tradizionale, nella nostra presentazione viene abbinata ad un prodotto dolce a base di latte diventando una merenda ricca di gusto.

Ingredienti per 6 persone

Per la preparazione della crema di latte:

0,5 l di latte

75 g di farina 00

50 g di zucchero

2 tuori d’uovo

scorza di 2 limoni

1 cucchiaino di cannella

Per la frittura:

70 g di farina 00

2 albumi

70 g di pangrattato

olio extravergine di oliva q.b.

  Tempi

preparazione 40 minuti + riposo 8 h + frittura 10 minuti

 
Preparazione

Mescolare in una casseruola la farina, lo zucchero, 2 tuorli e un po’ di sale.

Unire al composto il latte e far cuocere sul fuoco. Quando il composto inizia a staccarsi dalle pareti, spegnere il fuoco, unire la scorza di un limone grattugiata e la cannella, mescolare e trasferire in una pirofila e livellarlo aiutandosi con una spatola in silicone o con il dorso di un cucchiaio.

Tagliare la scorza del secondo limone a liste piuttosto larghe e poggiarle sulla crema in modo che gli oli essenziali del limone permeino nel composto, coprire e lasciare riposare almeno una notte.

Preparare la farina setacciata in un piatto, montare due albumi a neve e porre in un piatto il pangrattato, mettere l’olio extravergine di oliva a scaldare in un pentolino non troppo largo.

Tagliare a quadratini di 3cm di lato, dopo aver tolto dalla superficie le scorze di limone.

Passare la crema nella farina, nell’albume e per ultimo nel pangrattato. Tuffarli nell’olio caldo e farli dorare.

A doratura completata asciugare l’eccesso di olio, spolverizzarli di zucchero a velo e servirli caldi accompagnati con cugnà.



Castagnuzzo (con amaretti di mombaruzzo) (ricetta e foto della professoressa Silvia Brondolo)

Amaretto di Mombaruzzo

I primi tipi di amaretto furono inventati dagli Arabi e grazie alla loro scarsa deperibilità di diffusero in Europa. 
Alla fine del 1700, il mombaruzzese Moriondo Francesco, economo a casa Savoia, si invaghisce di una bella fanciulla di origini siciliane, pasticcera presso la casa reale. La migliore tra le sue ricette è un dolce alle mandorle. Ritiratisi entrambi a Mombaruzzo, Moriondo Francesco apre un piccolo laboratorio di pasticceria dove produce e commercia questo dolce, dopo aver aggiunto alla ricetta una piccola percentuale di mandorle amare, le armelline, estratte dal nocciolo dell'albicocca. Questa nota amarognola, è quella che ne caratterizzerà il nome: Amaretto.
Il segreto degli amaretti è nella miscela degli ingredienti che solo se sapientemente assemblati possono creare quell’inconfondibile sapore dolce-amaro.
Il metodo di lavorazione dell’”Amaretto di Mombaruzzo”, nel corso degli anni, è rimasto invariato e si distingue per l’assoluta assenza di conservanti e additivi.


La torta di castagne

È una ricetta di almeno un secolo di vita ed è originaria della zona di Canelli, a sud della provincia di Asti. La torta di castagne è un dolce che si può preparare tutto l’anno, ma viene cucinata quasi solamente nel periodo delle feste pasquali. Tradizionalmente viene preparata con amaretti secchi e morbidi in parti uguali.

La ricetta tradizionale è stata modificata facendo bollire le castagne nel latte ed usando solo amaretti morbidi di Mombaruzzo nella preparazione.

INGREDIENTI

Per la torta di castagne:

1 kg di castagne secche spelate

1 etto di cacao amaro

1 etto di cacao dolce

2 etti di amaretti di Mombaruzzo

6 uova

2 mele

½ bicchiere di liquore all’amaretto

1 litro di latte

500 g di zucchero

sale

Per la crema di vaniglia:

250 ml di latte

2 tuorli

70 gr di zucchero

1 baccello di vaniglia

20 grammi di farina

Per guarnire:

cioccolato a scaglie

amaretti

Tempi

3 ore circa compresi i tempi di cottura

Preparazione

Preparazione della salsa:

Mettere in una pentola le castagne e il latte e lasciare riposare 15 minuti.

Bollire le castagne nel latte, fino a che risultano morbide. Scolarle, ma conservare un bicchiere di latte di cottura per eventuali aggiunte.

Passare le castagne in uno schiacciapatate fino ad ottenere una purea morbida.

Unire al composto il cacao dolce, quello amaro, le uova, gli amaretti sbriciolati, lo zucchero, le mele grattugiate finemente, un pizzico di sale e mescolare.

Aggiungere il liquore poco per volta, fino a che il composto non risulta morbido.

Se l’impasto risulta troppo compatto e difficile da mescolare, aggiungere un po’ del latte di cottura delle castagne.

Mettere l’impasto in una pirofila rivestita da carta forno e mettere in forno a 150°C.

Cuocere per 1 ora. La torta è cotta quando uno stuzzicadenti posto al centro dell’impasto esce pulito.

Fare raffreddare a temperatura ambiente.

Preparazione della salsa:

Mondare e incidere il baccello di vaniglia e metterlo in un padellino con metà del latte a scaldare senza far bollire.

Togliere il baccello e lasciare intiepidire il latte. Lavorare i tuorli con metà dello zucchero. Unire il latte freddo rimasto e la farina setacciata amalgamando bene. Cuocere in pentolino per 5 minuti. Trasferire il composto nel latte alla vaniglia e cuocere a fuoco basso, mescolando finché la crema velerà il cucchiaio.

Preparazione del piatto:

Tagliare la torta a fette di 1 cm di spessore e 5 cm di lunghezza, posizionare tre fette su un piatto su cui è stata posizionata la crema di vaniglia tiepida. Guarnire con amaretti sbriciolati e scaglie di cioccolato.



Buon appetito!!!
A. F.



Festa della scienza: i progetti dei nostri allievi

Sabato 6 giugno, nelle aule della Scuola di Refrancore, nell'ambito della Festa della Scienza che riguardava l'intero Istituto Comprensivo di Rocchetta Tanaro, dopo mesi di alacre e febbrile lavoro e di preparazione meticolosa,  le professoresse di Matematica e Scienze Naturali Michela Cancellieri, Maria Grazia Ferraro, Margherita Roberto (con la preziosissima collaborazione di Dino Brondolo, padre della collega Silvia, e Severino Maffè per il modellino Terra-Luna e l'aiuto della professoressa Carla Novello per un cartellone relativo all'estrazione del DNA) e gli allievi della scuola di Portacomaro attendevano i  numerosi spettatori per spiegare loro e riprodurre gli esperimenti che avevano provato con entusiasmo durante l'anno scolastico.

Classe IA - OSSERVAZIONI VETRINI AL MICROSCOPIO






IB  - ESTRAZIONE DEL DNA DA UNA BANANA (testo della professoressa Michela Cancellieri)

L'esperimento per l'estrazione del DNA dalla banana è stato eseguito nel laboratorio del nostro Istituto, utilizzando del detersivo per piatti da mettere a diretto contatto con la banana ridotta in poltiglia in modo da facilitare, attraverso l'azione del detersivo, la liberazione del DNA; l'acido nucleico, attraverso la filtrazione, verrà separato dai residui cellulari e, mettendolo a contatto con l'alcool, lo si evidenzierà. A questo punto, si potrà osservare il DNA al microscopio, dopo averlo colorato con blu di metilene.

Procedimento

Per realizzare l'esperimento, occorre tenere in freezer almeno per due ore 50 cc di alcool denaturato al 95%; inoltre, bisogna procurarsi dei cubetti di ghiaccio e una pentola con dell'acqua calda, alla temperatura di 60°. Data la natura lipidica delle molecole costituenti la membrana cellulare, quali i fosfolipidi, si usa del normale detersivo liquido per piatti. Per facilitare l'eliminazione degli istoni (le proteine che avvolgono il DNA), si usa del sale da cucina. In un becker tarato, si versano 80 cc di acqua distillata, 3 g di sale e 10 cc di detersivo liquido; si porta al volume di 100 cc con l'acqua distillata e, attraverso una bacchetta, si mescola la soluzione, fino a farla diventare omogenea, senza, però, produrre bolle. A questo punto, si sbuccia la banana, si riduce il frutto in poltiglia e si mescola il tutto con la soluzione, in precedenza preparata, in un becker da 250 cc.  Il becker quindi viene posto a bagnomaria in una pentola con l'acqua a 60°  e per circa 15 minuti si mescola la poltiglia per rendere la temperatura uniforme in tutta la soluzione. Il passaggio successivo sarà quello di tenere il becker con la soluzione immerso nei ghiaccio per almeno 5 minuti. A questo punto, usando un colino e della carta da filtro, si separa il DNA dalla soluzione; al filtrato così ottenuto si aggiunge succo di ananas (bromelina) e una ugual quantità di alcool al 95%, versato nella provetta con molta attenzione. Dopo 5 minuti nell'alcool, si evidenzierà una sostanza bianca lattescente: il DNA; per poterlo osservare al microscopio, si preleverà un campione attraverso un filamento metallico uncinato e si trasferirà lo stesso su di un vetrino da colorare con blu di metilene.







 

II A

SPIEGAZIONE DELLA RESPIRAZIONE attraverso modellini ricavati con bottiglie di plastica, palloncini, etc.





ESPERIMENTO SOSTANZE ACIDE E BASICHE

Blu di bromotimolo: indicatore di PH

Bicarbonato: sostanza basica

Limone: sostanza acida


Blu di bromotimolo + bicarbonato = liquido azzurro

Blu di bromotimolo + anidride carbonica (immessa soffiando aria in una cannuccia immersa nel bicchiere) = liquido verde

Blu di bromotimolo + qualche goccia di limone = liquido giallo





 

II B

LATTE MAGIA DI COLORI (testo della professoressa Michela Cancellieri)

Il latte è costituito principalmente d’acqua, ma anche da grassi, proteine, zuccheri, vitamine e sali minerali. I grassi sono sospesi in soluzione come minutissime goccioline e, insieme alle proteine, sono sensibili ai cambiamenti che avvengono nella soluzione. Come si può verificare, toccando il latte con il cotton fioc pulito, non succede nulla di rilevante, Il cotone assorbe creando una corrente nel latte, ma si riduce tutto a questo. Quando si introduce il detersivo nel latte, accadono diverse cose contemporaneamente. La magia dei colori e la loro esplosione dipendono dalla chimica di quella piccola goccia di sapone, indebolisce i legami chimici che mantengono le proteine e i grassi in soluzione,

La parte idrofila, amante dell’acqua, si scioglie nell’acqua mentre la parte idrofoba si lega a un grumo di grasso nel latte in definitiva, il detersivo reagisce con le proteine del latte modificando la forma di tali molecole e mettendole in moto.

La reazione tra il detersivo ed il grasso forma le micelle, quello che succede quando si rimuove il grasso dai piatti sporchi, Infatti, le micelle, formate dai detersivi o dai saponi in soluzione acquosa, inglobano al loro interno lo sporco (grasso) favorendone la rimozione. Non appena si formano le micelle, comincia il divertimento perché i pigmenti del colorante alimentare vengono spinti in giro nel latte: le molecole di grasso si incurvano, rotolano, e si contorcono in tutte le direzioni in una specie di gara per unirsi con le altre molecole di grasso. Mentre avviene questa frenetica ginnastica delle molecole di grasso, quelle del colorante alimentare sono urtate e spinte in ogni dove, mettendo in evidenza tutte le attività che avvengono a livello microscopico, e quindi non rilevabili ad occhio nudo.




 

SPIEGAZIONE DELLA CIRCOLAZIONE SANGUIGNA ATTRAVERSO MODELLINI









 

III A e II B
MODELLO TERRA-LUNA


Per rappresentare il sistema Terra-Luna, abbiamo dovuto fare delle semplificazioni:

la Terra e la Luna nel nostro modellino non ruotano attorno al Sole:

il movimento è stato accelerato;

la distanza tra i due corpi celesti è stato ridotto.

Come funziona il modellino

Attraverso la manovella, noi imprimiamo un movimento alla Terra, attraverso una catena da bicicletta. Lo stesso movimento viene reso più lento da un riduttore e poi trasmesso alla Luna. In questo modo, agendo sulla manovella, riusciamo a muovere contemporaneamente i due corpi celesti a differenti velocità.





Complimenti alle colleghe e ai ragazzi!!!

Alla prossima festa della scienza!

Testi di Anna Ferrero e Michela Cancellieri  - Foto di Milena Di Vicino e Anna Ferrero




 

 

 

Salone del Libro (classi terze)

Lunedì 18 maggio, i ragazzi delle terze, con le professoresse Stefania Marcelli e Silvia Brondolo, si sono recati al Salone del Libro.

I ragazzi hanno ascoltato attentamente lo scrittore Melvin Burgess, uno dei più grandi scrittori contemporanei per ragazzi e giovani adulti, parlare di adolescenza, tra meraviglie e dolori che contraddistinguono questa età di transizione.

Nel pomeriggio, gli allievi hanno assistito alla finalissima tra sei scuole di Comix Games, una sfida su acrostici, rovesciamenti poetici, tautogrammi e altri giochi linguistici
I maschi sono accorsi con entusiasmo, nel pomeriggio, alla presentazione del libro di Dino Zoff "Dura solo un attimo, la gioia".
Dopo gli immancabili acquisti di libri presso i vari stand, era già giunta di prendere il treno e ritornare ad Asti.

Anna Ferrero

Visita di Asti medioevale con le classi prime

Mercoledì primo aprile, le classi prime si sono recate con le professoresse Laura Durando e Maria Teresa Nuvoli alla scoperta di Asti. Non è inconsueto che i piccoli (e spesso anche gli adulti) non conoscano le testimonianze storiche del loro territorio.

Per sopperire a queste lacune, i ragazzi hanno potuto calarsi in una full immersion dei principali monumenti della città alfieriana; nell'ordine: Torre Rossa, Cattedrale, Cripta di Sant'Anastasio, Ghetto, Chiesa di San Secondo, Battistero di San Pietro.

Sicuramente, dopo questa mattinata a chilometro quasi zero, gli allievi hanno acquisito maggior consapevolezza del periodo storico che stanno studiando a scuola.

  Anna Ferrero



Viaggio a Ravenna, Aquileia e Verona delle classi prime

Mercoledì 20 maggio, le professoresse Carla Novello e Laura Durando sono partite alle 6.45 dalla piazza del Torrione di Portacomaro con i ragazzi delle prime, per un viaggio didattico di tre giorni. Nella comitiva, erano presenti anche le madri di alcuni allievi e l'accompagnatore d'agenzia, Stefano Tirello.

La prima città visitata è stata Ravenna, luogo di fondamentale importanza dal punto di vista del programma di Storia del primo anno: basti ricordare che è stata capitale dell'Impero Romano d'Occidente, del Regno degli Ostrogoti e dell'Esarcato bizantino. Immancabile una tappa alla tomba del sommo poeta Dante.

In seguito, i gitanti hanno raggiunto l'albergo di Jesolo, dove avrebbero soggiornato per l'intera durata del viaggio.

Il giorno seguente, i ragazzi hanno potuto osservare le bellezze della riserva naturale della Valle di Canal Novo. La Riserva interessa una superficie complessiva di 121 ettari, costituita da un'ex valle da pesca, dalla quale prende il nome, da un'area lagunare di pochi ettari denominata "Corniolo" e da alcuni terreni seminativi: si tratta di un ecosistema naturale complesso, comprensivo di ambienti umidi e acque a vario grado di salinità.

Altra meta piena di fascino è stata la città di Aquileia, in provincia di Udine. Città di origine romana, fu distrutta da Attila.

In occasione del 100° anniversario dell'avvento della Prima Guerra Mondiale, gli allievi si sono recati al Sacrario di Redipuglia. Costruito in epoca fascista, ricorda gli oltre 100.000 soldati italiani caduti durante la Grande Guerra.

Il 22 maggio, ultimo giorno della visita didattica, i ragazzi hanno ammirato il centro storico di Verona.

Stanchi, ma felici, gli allievi sono ritornati a Portacomaro verso le 22.00.

Anna F.




Gita a Barcellona delle classi terze

Lunedì 11 maggio, gli allievi delle terze, accompagnati dalle dinamiche professoresse Chiara Avellino e Maria Teresa Nuvoli, nonché da qualche genitore e da Stefano Tirello, titolare dell'agenzia di viaggi Cepheus, si sono dati appuntamento alle 4.15 in piazza del Tamburello per partire in direzione di Barcellona. Il lunghissimo viaggio in pullman è stato inframezzato dalla visita alla città di Arles e dalla pausa pranzo ad Aigues Mortes e da alcune soste in autogrill.

La sera la comitiva è giunta a Lloret de Mar, cittadina in cui avrebbe pernottato lungo tutta la durata del viaggio.

Il momento clou della visita didattica è stato il giorno dopo, quando i turisti portacomaresi hanno potuto ammirare Barcellona e, in particolar modo, alcune delle più belle creazioni dell'architetto Gaudì: la Sagrada Familia, La Pedrera, il Parc Guell.

La mattinata successiva è stata destinata alla visita del monastero benedettino di Monserrat; al termine di essa, pranzo a base di paella nel porto olimpico e ulteriore giro per le ramblas di Barcellona.

Il 14 maggio, erano in programma una passeggiata a Lloret de Mar e la scoperta della cittadina di Tossa de Mar. Era l'ultima sera e, per festeggiare dignitosamente questo avvenimento, i ragazzi si sono scatenati in una serata danzante in discoteca.

Il 15 era ormai giunto il momento del ritorno; ultima tappa, la città di Avignone, tanto importante per la storia. I ragazzi, stanchi ma felici, sono arrivati alla base verso le ore 23.00.

Anna F.







Gita a Parma delle classi seconde

Lunedì 4 maggio, gli allievi delle seconde, accompagnati dalle professoresse Michela Cancellieri, Silvia Brondolo e Rosaria Caviglia, si sono recati in visita didattica a Parma.

L'iniziativa si inseriva nell'ambito del concorso "L'Italia in tavola", promosso dalla Parmalat. La consegna finale era l'elaborazione di un piatto, a base di latte e prodotti tipici locali, capace di allettare le papille gustative del professor Strampalat. Le colleghe hanno trasformato le loro cucine in un laboratorio culinario, provando piatti su piatti, sperimentando alternative e avvalendosi di disparati ingredienti, fotografando le loro realizzazioni degne di un grande chef.

Alle scuole che avevano aderito al concorso, era data la possibilità di visitare lo stabilimento della Parmalat a Collecchio.

Le docenti hanno afferrato, come si suol dire, la palla al balzo e lunedì 4, alle 8.30 circa, sono partite con i loro scolari in pullman, alla volta della città emiliana.

Dato che la visita allo stabilimento era stata fissata alle ore 15, una prima tappa è stata la visita all'elegante e signorile centro di Parma. I ragazzi hanno potuto ammirare il Duomo e il Battistero, due gioielli dell'arte italiana, e camminare per le vie della cittadina che il quotidiano inglese "The Telegraph" ha inserito, nel 2014, al quarto posto come miglior luogo al mondo in cui risiedere per qualità della vita.

Terminato il giro turistico e dopo aver consumato il proprio pranzo al sacco, la comitiva si è diretta a Collecchio. Gli allievi hanno potuto osservare l'interessantissimo percorso del latte: arrivo in fabbrica, principali trattamenti termici che lo rendono sicuro per il consumo, confezionamento, stoccaggio e spedizione ai punti vendita.

La giornata ormai volgeva al termine ed era ora di rientrare alla base!

  Anna Ferrero


Caritin

La seconda domenica dopo Pasqua, si ricorda la distribuzione di pane ai poveri del paese che la Congregazione di Carità effettuava periodicamente. Questa tradizione trae origine da un editto di Vittorio Amedeo, re di Sicilia, che, con un’ordinanza del 20 Marzo 1720, imponeva anche alla comunità di Portacomaro, tramite la Congregazione di Carità, di assistere i poveri “d’un competente e giusto alimento, sì per l’Anima, che per il corpo”.

Caduta nel dimenticatoio per qualche decennio, l'usanza fu ripristinata nel 1969 e chiamata "Festa del Caritin", prendendo il nome dalla tipica focaccia dolce portacomarese, i cui ingredienti sono farina, zucchero e uova.

La Festa si incentra sulla vendita delle Carità, dolci preparati dalle famiglie del paese e benedetti durante la funzione religiosa. I "Caritin" vengono poi donati alla Parrocchia per essere venduti all’asta, il cui ricavato viene devoluto ad opere di carità e di assistenza ai bisognosi.

Per la preparazione dei Caritin, da qualche anno sono coinvolti anche gli alunni delle scuole.

Una rappresentanza dei nostri alunni, giovedì 16, sotto lo sguardo vigile della professoressa Silvia Brondolo, si è recata nei locali della Pro Loco per preparare i dolcetti destinati all'incanto domenica 19 aprile.

Le professoresse Silvia Brondolo e Laura Durando hanno anche presenziato domenica 19 al momento culminante dei festeggiamenti.

  Anna Ferrero







Visita d'istruzione a Torino con le classi seconde

Giovedì 1° aprile, i ragazzi delle classi seconde, accompagnati dalle professoresse Carla Novello e Anna Ferrero, si sono recati in visita al Palazzo Reale di Torino e al complesso del Valentino.

La partenza è avvenuta alle ore 8.54 dalla stazione di Asti.

Alle 10 era fissato l'appuntamento con la guida, che ci ha accompagnati a scoprire le lussuose stanze dell'Appartamento della Regina. In realtà, le regine che utilizzarono i fastosi ambienti (iniziati per Vittorio Amedeo II e completati per Carlo Emanuele III) furono due: dapprima Maria Teresa d'Asburgo, moglie di Carlo Alberto, successivamente Margherita di Savoia, moglie di Umberto.

Gli allievi sono rimasti di stucco di fronte al salone dei medaglioni, alle tavole delle due sale da pranzo apparecchiate magnificamente, agli innumerevoli servizi da piatti provenienti dagli angoli più remoti, per l'epoca, ad esempio Giappone e Cina.

Anche l'Appartamento del Re ha suscitato sentimenti di stupore e di meraviglia; molto apprezzata l'Armeria Reale, dove si possono ammirare riproduzioni in grandezza reale di cavalli della corte.

Al termine della visita, i baldi giovani si sono incamminati, complice il bellissimo tempo atmosferico, a piedi alla volta del Parco del Valentino, dove hanno consumato il pranzo al sacco.

Alle 15.00 abbiamo iniziato ad addentrarci nelle stanze della Rocca del Borgo Medievale., costruito nel 1884 quale Sezione di Arte Antica dell’Esposizione Generale Italiana di Torino, per riprodurre un borgo feudale del XV secolo. Gli allievi sono rimasti molto incuriositi da molti particolari, tra cui il finto dente di balena in sala da pranzo. Autonomamente, hanno saputo riconoscere gli influssi del Castello di Fénis, visitato l'anno scorso, a cui i costruttori del Borgo si sono ispirati per alcuni ambienti.

L'ultima tappa è stata una veloce incursione nei Giardini Reali (nome un po' pomposo, con cui si indica quello che a noi è parso un orto curato).

Dopo qualche chiacchierata e un gelato consumato in un chiosco al parco, gli allievi, camminando velocemente, hanno raggiunto la stazione di Porta Nuova, dove hanno preso il treno per Asti, dove sono arrivati alle 18.30.

  Anna F.





Eclissi parziale di Sole

Venerdì 20 marzo gli allievi attendevano con particolare eccitazione e notevole entusiasmo le 9.30, orario in cui tutte le classi sarebbero uscite per ammirare l'evento astronomico più importante di quest'anno, ossia un'eclisse parziale di Sole in Italia, come non si vedeva dal 1999 e come non ammireremo per alcuni anni.

Su consiglio delle professoresse di Scienze, i ragazzi, anche quelli di solito meno sensibili alle richieste, sono arrivati il mattino muniti di tutto punto con radiografie, vetri inattinici e maschere per saldatori.

Recatisi nel suggestivo spiazzo oltre la Chiesa Parrocchiale, gli alunni hanno così potuto osservare per più di un'ora lo splendido spettacolo della Luna che si frappone fra Terra e Sole.




Anna F.

Un albero di nome "ATtiglio"

Venerdì 21 novembre, una giornata soleggiata ha fatto da sfondo alla messa a dimora di tre alberi lungo la via che costeggia la Chiesa di San Rocco. I tre tigli erano i primi piantati in occasione dell'iniziativa "Adotta un albero", promossa dal Comune di Portacomaro, in collaborazione con Legambiente e l'Ordine dei Dottori Agronomi e il Collegio dei Periti Agrari della Provincia di Asti.

Scopo dell'amministrazione è reimpiantare i secolari tigli abbattuti per motivi di sicurezza; purtroppo, per motivi di natura economica che da qualche anno a questa parte attanagliano in particolar modo i piccoli centri, il Comune ha chiesto la collaborazione dei cittadini: chiunque voglia, può, con un contributo di 50 euro, adottare una pianta; ognuna di esse sarà catalogata e provvista di un cartellino su cui saranno indicati il donatore ed eventualmente la persona a cui si intende dedicarla.

Anche i ragazzi hanno voluto aderire alla campagna con le loro offerte; i tre alberi messi in posa nella Giornata dell'Albero erano intitolati rispettivamente alla Scuola dell'Infanzia, alla Scuola Primaria e alla Scuola Secondaria di Portacomaro.

Gli allievi hanno potuto scegliere il nome della pianta, il che li ha entusiasmati; realizzando un ottimo calembour, degno dei migliori retori, il "nostro" albero si chiama infatti "ATtiglio", ossia tiglio della provincia di Asti!

A. F.



Terzo posto ai Campionati studenteschi provinciali di Corsa campestre

Giovedì 26 febbraio, la Cittadella del Rugby di Lungotanaro ad Asti ha ospitato i Campionati studenteschi provinciali di Corsa campestre per gli Istituti di I e II grado.

Gli studenti delle Scuole Medie e Superiori astigiane erano suddivisi in quattro categorie: Cadetti/e (anni di nascita 2001/2002) e Ragazzi/e (2003) per gli istituti di primo grado, Allievi/e (1998/99/2000) e Juniores (1996/97) quelli degli Istituti di secondo grado.

La tanto minuta quanto energica e determinata Annalisa Serpi di III A ha conquistato uno splendido terzo posto sul podio delle cadette; per un soffio non è arrivata seconda, posizione soffiatale all'ultimo da Valentina Vada della Brofferio; si è accaparrata l'oro Viviana Vogliolo della Goltieri.

In giornata, altro successo per la scuola Parini di Portacomaro: infatti, la squadra delle cadette ha ottenuto la medaglia di bronzo.

Complimenti ad Annalisa, alle ragazze e al professore di Scienze Motorie Luca Agoglia!

  Anna F.





ORO E BRONZO ALLE PROVINCIALI D'ATLETICA!!!

 

Chi fosse capitato in palestra negli scorsi giovedì, avrebbe trovato un nutrito gruppo di ragazzi che, sotto la guida del professore di Scienze Motorie Luca Agoglia, si stava allenando, con costanza e dedizione, per un appuntamento molto importante, le gare provinciali di Atletica.

Gli allievi erano consapevoli che si sarebbero trovati a competere con ragazzi provenienti da scuole con maggiori risorse e maggiori possibilità di preparazione, ma con umiltà, hanno deciso di provare a inseguire il loro sogno, confortati senz'altro dai brillanti risultati di alcuni scolari, conseguiti il 26 febbraio.

"Sono sempre i sogni a dare forma al mondo, sono sempre i sogni a fare la realtà" canta Luciano Ligabue e ci piace pensare che questa canzone avrebbe potuto benissimo costituire il sottofondo musicale di oggi, 29 aprile, giorno tanto atteso dai nostri sportivi, accompagnati dal loro professore Luca, che ha creduto in loro e li ha spronati a dare il meglio di loro stessi, e da un'altra figura molto importante per il nostro plesso, il professor Alfredo Gatti.

Le gare si sono svolte nel Nuovo Palazzetto dello Sport, in via Gerbi, con la pista nuova di zecca, dalle 8.30 alle 12.30.

Come nelle più tradizionali favole, il lieto fine non si è fatto attendere!!! Medaglia d'oro, anzi due medaglie d'oro!!! I due campioni sono: Daniel Furmuzachi (getto del peso) e Annalisa Serpi (1000 metri) della classe III A. Ottimi risultati anche per Alessia Volpicelli di III A (bronzo nei 1000 metri) e bronzo per Francesco Amato di I A (600 metri).

Complimenti ai ragazzi e al loro preparatore atletico, per avere investito forze, energie, speranze per questo progetto. Il sogno continua e ha un nome preciso: Regionali di Atletica!!!

Forza, Daniel e Annalisa!

 

Anna Ferrero